“I Giusti che ricordiamo oggi sono figure straordinarie, che hanno dato la vita per salvare altri esseri umani, gettando il cuore oltre l’odio e la violenza”.

Il 16 luglio 2016 ho preso parte alla cerimonia d’inaugurazione del Giardino dei Giusti di Tunisi, assieme all’Ambasciatore italiano in Tunisia Raimondo De Cardona, al presidente della onlus Gariwo Gabriele Nissim e del Presidente della Lega tunisina dei Diritti dell’Uomo Abdessatar Ben Moussa.

Grazie alla collaborazione tra il Comitato per la Foresta dei Giusti-Gariwo onlus e l’Ambasciata d’Italia,  la Tunisia è il primo Paese arabo a ospitare un giardino:  una scelta che, in un tempo segnato da conflitti e divisioni, si pone come esempio di apertura al dialogo tra culture e religioni diverse  che condividono valori fondamentali e lavorano insieme per costruire un fronte comune contro le xenofobie e i fondamentalismi.

Sono intervenuto ricordando la figura di Farazz Hossein, brillante studente bengalese che durante l’attentato al ristorante Holey Artisan di Dacca, avvenuto lo scorso 1° luglio, ha scelto di rimanere accanto alle due amiche: “Farazz poteva salvarsi, ma ha rinunciato alla sua vita in nome dell’amicizia.  Il suo profondo gesto d’amore regala una speranza all’umanità e oggi più che mai, all’indomani del terribile attentato di Nizza, tutti noi sentiamo il bisogno di non abbandonarci alla disperazione. Farazz e gli altri Giusti che ricordiamo oggi sono figure straordinarie,  che hanno dato la vita per salvare altri esseri umani, gettando il cuore oltre l’odio e la violenza”.

Accanto a Farazz Hossein sono stati onorati altri quattro Giusti:

Khaled Abdul Wahab, imprenditore tunisino. Durante l’occupazione nazista tra il 1942 e il 1943 fa da tramite fra la popolazione locale e gli occupanti. Venuto a sapere dei piani dei nazisti, Abdul Wahab nasconde numerosi ebrei nel frantoio della sua fattoria.

Mohamed Naceur Ben Abdesslem, guida turistica. Il 18 marzo 2015 è al Museo nazionale del Bardo con un gruppo di turisti quando alcuni uomini armati entrano e iniziano a sparare. Grazie alla sua conoscenza delle sale del museo, Hamadi porta in salvo i turisti nella vicina questura.

Khaled Al-Asaad, direttore del sito archeologico di Palmira dal 1963, decide di non abbandonare la sua città malgrado le minacce dell’Isis. Il 18 agosto 2015 viene assassinato dai miliziani per non aver voluto rivelare dove fossero stati nascosti i tesori di Palmira.

Tarek El-Tayeb Mohamed Bouazizi, venditore ambulante tunisino, nel dicembre del 2010 si dà fuoco davanti all’ufficio del governatore in segno di protesta, avviando una stagione di profondi cambiamenti e di rinnovamento democratico in Tunisia.

La lettera della madre di Faraaz Hossein

 

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