È stata una bella giornata di lavoro.

Ho introdotto così la sessione pubblica dell’incontro sul tema ‘Le assemblee rappresentative tra crisi di ruolo e strategie di rilancio. Il punto di vista degli Enti locali’: "Vogliamo dare il via ad un percorso di condivisione e confronto con i Consigli comunali dei Comuni capoluogo delle Città metropolitane. Questo non sarà un evento isolato, ma l’inizio di un percorso di collaborazione e di confronto per condividere le esperienze, i punti di vista, le proposte e le prospettive sul ruolo delle assemblee rappresentative. 

Non solo il Consiglio comunale, ma tutte le assemblee rappresentative vivono un periodo di forte crisi. Una crisi che è interna agli organi stessi di rappresentanza, che spesso si sentono svuotati di potere, ma che coinvolge purtroppo anche i cittadini che non percepiscono questi luoghi come centri di decisione e di reale dibattito pubblico”.

Obiettivo dell’incontro, che è stato preceduto da una sessione a porte chiuse con i Presidenti del Consiglio comunale dei Comuni capoluogo delle Città metropolitane di Torino (Fabio Versaci), Genova (Giorgio Guerello), Bologna (Luisa Guidone), Bari (il vice Presidente, Pasquale Finocchio), Napoli (Alessandro Fucito) e Cagliari (Guido Portoghese), aprire un confronto sulle comuni esperienze e riflettere sulla funzione delle assemblee rappresentative in un’ottica di rilancio e di costruzione di un ruolo sempre più incisivo.
I lavori hanno visto in apertura gli importanti interventi del filosofo Carlo Sini e del Presidente Emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida che hanno approfondito il tema sotto diversi profili, sociale, culturale e legislativo.
A seguire, durante il dibattito, hanno preso la parola i presidenti dei vari Consigli comunali presenti e le vice presidenti del Consiglio comunale di Milano, Beatrice Uguccioni e Laura Molteni. Non sono mancati gli interventi e le domande del pubblico che ha partecipato all’incontro.
I Presidenti hanno condiviso l’obiettivo e l’impegno a condividere e confrontarsi ancora sul tema, coinvolgendo i Comuni capoluoghi delle Città metropolitane che oggi non erano presenti all’evento.

Questo il testo di un mio articolo sulla questione, pubblicato da Arcipelago Milano:

"Il diritto all’auto-determinazione politica è il concetto basilare della democrazia. La possibilità della rinuncia o l’indifferenza a questo diritto riguardano ormai una larga parte della popolazione. Sottolineata la questione della crisi interna delle assemblee rappresentative, dobbiamo altresì interrogarci a fondo sulle origini di questa rinuncia.

Giovedì 16 febbraio alle 14, a Palazzo Marino, la Presidenza del Consiglio Comunale di Milano ha deciso di promuovere e organizzare un momento di confronto e approfondimento sul tema della rappresentanza, a partire dalla crisi di ruolo delle assemblee rappresentative e sulle strategie di rilancio.
Il confronto coinvolgerà i Presidenti dei Consigli Comunali dei Comuni capoluogo delle Città Metropolitane italiane, invitati per un giorno a Palazzo Marino, con l’intento di mettere sul tavolo i nodi più rilevanti di questa difficoltà e per raccogliere e condividere possibili strategie di rilancio, indirizzi di intervento per superare questo scollamento, riaccendendo interesse e virtuosità partecipativa a quanto avviene nel livello amministrativo e politico della vita cittadina.
Abbiamo chiesto a due eminenti personalità, Valerio Onida e Carlo Sini, da differenti punti di vista, quello giuridico e quello filosofico, di aiutarci, con due relazioni, a mettere fuoco il contesto e i nodi principali della questione, offrendo, con la loro riflessione, spunti e sollecitazioni per comprendere e immaginare strategie di effettivo rilancio.

I nodi e le questioni da mettere a fuoco sono complessi, riguardano la declinazione concretissima nella vita politica cittadina della più generale crisi della rappresentanza nel nostro Paese. Gli organi assembleari non vengono più percepiti come il luogo effettivo delle decisioni e delle scelte. Vi avviene un confronto che appare spesso sterile e senza conseguenze, lontano dall’esercitare un’influenza concreta sulle scelte di governo.

Esiste poi una situazione di scollamento e deresponsabilizzazione degli eletti rispetto agli elettori, provocata dagli attuali dispositivi elettorali, che impongono candidati scelti dai vertici di partito – meccanismo che per fortuna non vale a livello locale. Questo porta giocoforza a dover rispondere più a chi ti ha scelto rispetto a chi ti ha eletto, provocando lo svuotamento del rapporto tra assemblee e cittadini, fondato sulla verifica e sul controllo dei contenuti della delega conferita.
Da tempo, inoltre, si sono indeboliti quei dispositivi politici che garantivano una selezione della classe dirigente e assicuravano le necessarie competenze degli eletti e la loro capacità di influenzare i processi di governo della cosa pubblica. La crisi economica e la trasformazione dell’assetto globale dei mercati, ha contribuito pesantemente ad accentuare la disillusione e prodotto forme nuove e insidiose di risentimento anti-politico.

Queste sono alcune delle cause della progressiva irrilevanza delle assemblee. La ricaduta, in termini di credibilità e fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni della democrazia rappresentativa, è sotto gli occhi di tutti. Le istituzioni devono oggi confrontarsi con uno scontento crescente. Personalmente percepisco dietro il risentimento o l’indifferenza nei confronti della partecipazione politica e delle istituzioni che la incarnano, un particolare senso di solitudine e di rinuncia.

Ho sempre anche inteso la democrazia come la migliore forma di governo per sconfiggere la solitudine degli individui di fronte alle necessità basilari, la via più alta per garantire quei diritti che rendono una vita dignitosa, sia nella dimensione personale e familiare, sia in quella sociale. Superamento dell’abbandono e della lotta al singolare che è l’altra faccia della medaglia della rassegnazione.

Il cittadino che si allontana dall’istituzione, rinuncia a chiedere, tende a trasformare nella propria percezione un potere positivo (il proprio potere che conferisce un mandato e controlla) in un potere negativo (quello del ceto politico che potenzialmente si distacca dalla verifica e si costituisce come area di interessi separati dalla società cui dovrebbe rispondere).

È su questa sensazione di solitudine e impotenza che dobbiamo intervenire con urgenza e decisione. È un nostro dovere istituzionale, che questa crescente crisi di credibilità e fiducia sta facendo diventare anche un dovere morale. E lo possiamo fare ripristinando anzitutto quei meccanismi di costituzione e di funzionamento delle assemblee rappresentative che garantiscano il pieno esercizio del loro ruolo.

Solo per questa via si possono contrastare le derive dell’indifferenza, dell’astensionismo, che poi necessariamente spalancano le porte a populismo, demagogia, tentazioni autoritarie – all’attesa dell’uomo forte che risolva i problemi, saltando i vincoli delle regole democratiche e ignorando il confronto con le opposizioni, con colpi di puro arbitrio.

Anche sul piano locale, se vince l’impressione che gli organi di rappresentanza non siano il luogo del rispecchiamento delle volontà dei cittadini e del rispetto del mandato loro conferito, si alimenta l’impressione di una dimensione parallela, sganciata dalla società. Le questioni che abbiamo sul tavolo sono molteplici e complesse. Gli interrogativi che ne sorgono sono pressanti.
In che modo si può rinnovare la legittimazione del livello politico come strumento democratico che accoglie e promuove le istanze dei cittadini? Può la democrazia voler dire stessi diritti politici ma non stesse possibilità di benessere? Non è compito dello Stato rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, come recita la Costituzione?

I politologi definiscono come “spinta verso la verticalizzazione” quel processo per cui si spostano sempre più verso l’alto i luoghi in cui vengono prese le decisioni, il quale ha come riflesso una parallela diminuzione della partecipazione popolare. Questo fenomeno comporta infatti spossessamento dei cittadini rispetto agli eletti, della base di partito rispetto ai leader, dei parlamentari rispetto all’esecutivo, dell’esecutivo stesso rispetto al premier, come scrive Stefano Petrucciani in un suo recente saggio.

Per quanto riguarda gli enti locali, le riforme avvenute nell’ultimo quarto di secolo hanno segnato anche giuridicamente questa tendenza, provocando uno sbilanciamento a favore del potere esecutivo, a scapito di quello dell’assemblea.
Come possiamo, a livello locale e non, produrre una controtendenza a questo stato di cose? Con quali iniziative è possibile far sì che i cittadini divengano più attivi e politicamente qualificati? Bisogna promuovere l’istruzione, la diffusione delle informazioni e degli strumenti di controllo e verifica. Occorre un radicale ripensamento delle modalità di formazione e funzionamento degli organi assembleari rispetto alle tendenze attuali, se abbiamo a cuore un recupero di ruolo delle assemblee rappresentative.

Partiremo da tutte queste interrogazioni, con la fiducia che dal confronto possano scaturire idee e sollecitazioni in grado di prefigurare risposte concrete e linee d’azione".

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