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Grazie, di cuore, alle oltre 200 persone che ieri sono venute (e hanno cercato di entrare...) allo Spazio Melampo. 

La prima presentazione de "Il rischio di educare. Storie di adolescenti e adulti in relazione" è stata davvero molto emozionante per tutti noi che abbiamo lavorato a questo progetto. 

Barbara Sorrentini, Gustavo Pietropolli Charmet e Carlo Sini hanno dedicato bellissime parole a questo progetto.

Io ho brevemente presentato il libro, per poi lasciare spazio alle loro riflessioni. 

Ho detto che nelle sue pagine si raccontano storie di relazioni tra adulti e adolescenti.

Il libro vuole essere elogio delle due parti della relazione: degli educatori, del loro “mestiere” nel senso più alto del termine, fatto di tecnica e conoscenza, di coraggio, dell’impegno quotidiano, e anche della loro scelta di raccontarsi.

Ed è un elogio dei ragazzi e delle ragazze, che vengono a volte da esperienze molto dure e che questo in libro riescono a esprimere, attraverso il racconto dei loro educatori, un’energia, una dignità, una capacità anche di rispondere a quello che la vita in una certa fase ha presentato loro, e ci danno l’idea di una grande speranza di un futuro possibile.

Questo elegio è anche un invito a tutti gli educatori ad alzare la testa, a raccontarsi, a mettere a disposizione dello spazio pubblico quello che hanno capito e pensato nei loro anni di lavoro.

Poi, è un libro che parla delle responsabilità di tutti noi cittadini che vivono in quegli stessi luoghi in cui avvengono le relazioni educative, e possono intervenire, e più in generale fare in modo che la società nel suo complesso non deleghi ai professionisti il compito di cura ma che si senta responsabile anch’essa e chiamata in causa.

Qui sotto il video del mio intervento

20180329 Introduzione

 

Dall'intervento di Carlo Sini

"Il linguaggio non si può ridurre a una questione professionale, nel linguaggio c’è già il rapporto vivente. L’educazione accade quando c’è una relazione reale tra una singolarità di vita e un’altra singolarità di vita.  Non è possibile normare l’educazione. Non devono mancare regole, indicazioni, ecc, ma per educare ci si deve difendere dalle proprie categorie: ci si deve ogni volta rimettere in gioco con il caso concreto che si ha davanti, che non di rado mette in discussione il proprio sapere. Tutto questo non si può fare senza linguaggio, il momento della scrittura è una fase importante, ulteriore. Solo con la distanza del linguaggio, tantopiù scritto, le cose assumono una fisionomia chiara…".

Qui sotto il video del suo intervento 

20180329 Sini

 

Dall'intervento di Gustavo Pietropolli Charmet

“… In queste pagine l’educatore si identifica profondamente con la condizione psicologica dell’adolescente, la mette in parole, la fa diventare una vicenda cui il lettore può partecipare. Non è un testo scritto con il gergo criptato che si usa tra gli operatori dell’educazione. Un tentativo, a mio giudizio riuscito in modo strabiliante, di “mettere in bella” la brutta, il libro di bordo, la comunicazione per il giudice, la relazione per i servizi sociali. Abbiamo bisogno di costruire oggetti belli come questo per adornare il percorso di crescita degli adolescenti, che vivono troppo spesso in mondi culturalmente brutti. Non è solo il problema del degrado del contesto ma quello della bruttezza della relazione con gli adulti. Con questo libro si fa il tentativo di mettere vicino agli adolescenti un oggeto bello. […]

Questo libro riesce a evocare l’importanza della riflessione condivisa. Tutto quello che pensano educatori e ragazzi nasce dall’appartenere a un “luogo” in cui governa la riflessione condivisa, che permette di regalare senso a quello che accade, a gesto spessi insensati, mettendo in comune il dolore.

A me non viene in mente un testo che abbia la stessa bellezza, la stessa qualità ed efficacia nel trasmettere un sapere importante. Che cosa avviene, quali sono le decisioni che vengono prese lungo l’itinerario che va dall’arco alla freccia puntata verso il bersaglio della crescita, dell’identità? Mi sembra un libro autentico, un’operazione sobria, fatta senza retorica.

Il mondo educativo di Milano sarà grato agli autori che mostrano in queste pagine non tanto un modello educativo ma lo spessore di un modello relazionale”.

Qui sotto il video del suo intervento

20180329 Charmet

 

 

 

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