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Il mio discorso per la commemorazione della strage di Piazzale Loreto.

Cari concittadine/i, cari milanesi, autorità civili e militari presenti …

sono veramente onorato di essere oggi con voi a celebrare, a nome del Consiglio Comunale e dell’intera nostra comunità, la memoria dei 15 partigiani che furono trucidati qui a piazzale Loreto dai fascisti il 10 agosto 1944, pochi mesi prima dalla Liberazione. I loro corpi furono lasciati esposti sul selciato fino a sera, mentre i miliziani fascisti di guardia negavano perfino ai famigliari di avvicinarsi per dare un ultimo saluto.

La strage di Piazzale Loreto fu tra i tanti eccidi che insanguinarono il nostro Paese in quegli anni, forse quello che più di ogni altro colpì la coscienza dei milanesi, lasciando una eredità indelebile nella memoria della città e plasmandone definitivamente l’identità antifascista.

Quei partigiani erano cittadini di ogni estrazione sociale, di diverse tendenze politiche e provenienti da varie regioni d’Italia. Tutti però erano uniti dalla comune volontà di lottare per liberare l’Italia dall’occupazione straniera e da una dittatura che aveva portato morte e rovina, non solo nel nostro Paese.

Credo sia proprio nell’Unità di chi ha lottato per la libertà che va ricercato uno dei significati più profondi del 25 aprile: il 25 aprile è e deve essere, per eccellenza, la festa che unisce tutti gli italiani.

È proprio l’unità dei cittadini democratici - al di là delle opinioni o delle convinzioni politiche di ciascuno - che costituisce, ancora oggi, uno dei più potenti antidoti contro il fascismo in tutte le sue forme. Il fascismo infatti non è una opinione su cui si può dividere o confrontare: il fascismo è la negazione delle opinioni; è la negazione del pensiero e della cultura; è la negazione di ciò che siamo: una comunità che è cresciuta e progredita grazie alla tolleranza e al rispetto delle diversità.

C’è un altro aspetto che credo sia importante ricordare in questa giornata: accanto ai nostri partigiani - cattolici, azionisti, comunisti - combatterono e morirono migliaia di giovani soldati americani e inglesi, militari della brigata ebraica, volontari polacchi e di tante altre nazionalità, tutti uniti nel nome di ideali comuni di democrazia e libertà.

Quel tributo di sangue dimostra più di mille parole l’universalità di quei valori e impone a tutti noi oggi di essere al fianco di chi soffre nel mondo a causa di guerre o persecuzioni. I milanesi in questi anni hanno dimostrato coi fatti come quell’eredità sia forte, radicata e condivisa. Lo hanno dimostrato accogliendo e soccorrendo con generosità le migliaia di profughi che guardavano all’Italia e all’Europa non solo come luoghi sicuri, ma come un modello di convivenza civile e democratica.

Quella di oggi non è una cerimonia formale, o semplicemente rievocativa. Ma è un giorno di impegno civico, un giorno di lotta.

La democrazia è un bene prezioso che deve essere difeso con l’impegno e la vigilanza quotidiana di noi tutti: tutti siamo chiamati a tutelarla e difenderla, oggi come allora, contrastando alcune minacce insidiose e nemiche della libertà. Tre, in particolare:

  • la ricerca di facili capri espiatori - il diverso, il debole o l’indifeso - come risposta semplicistica a problemi reali ed epocali,
  • la banalizzazione del male che emerge anche nell’ostentazione di atteggiamenti e di simboli legati a un passato di morte,
  • l’indifferenza di fronte alle ingiustizie.

È stata proprio l’indifferenza che in passato ha permesso a minoranze violente di imporsi e portare il paese alla rovina; è stata l’indifferenza che ha reso possibili crimini odiosi come le persecuzioni razziali; ancora oggi è l’indifferenza il miglior alleato di chi spera di resuscitare i fantasmi di un passato sconfitto per sempre.

Ognuno di noi deve fare la propria parte, nelle istituzioni, nei luoghi di lavoro e nella vita di tutti i giorni, per mettere in pratica i valori di libertà e tolleranza in cui hanno creduto – fino al sacrificio della vita – i martiri di piazzale Loreto. Delegare e rinviare non è possibile, non è mai possibile: questa è la loro vera grande lezione.

La festa di popolo che celebriamo oggi, le migliaia di donne uomini bambini che percorrono in festa le vie di Milano sono la miglior testimonianza che quell’eredità è più viva che mai; sono la dimostrazione che la nostra democrazia è forte e solida. Sono insomma il miglior omaggio che oggi noi possiamo offrire alla memoria e al sacrificio dei nostri partigiani.

Viva il 25 aprile, viva la Liberazione.