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Andrea Schivo "ha disubbidito a chi urlava di più", le SS che controllavano i raggi di San Vittore dedicati ai prigionieri ebrei, "per ubbidire alla sua coscienza", ha sintetizzato Liliana Segre nella sua testimonianza di questa mattina nel cuore del carcere, alla presenza di molti detenuti e agenti di polizia penitenziaria.

Andrea Schivo, infatti, era un agente di custodia del carcere di San Vittore che fu arrestato, deportato a Flossenburg e poi assassinato per aver prestato aiuto e portato cibo ad ebrei detenuti in attesa di essere deportati. A lui, giusto delle Nazioni, è dedicata una pietra d'inciampo davanti al carcere, la prima in tutta Europa dedicata ad un agente di custodia.
Lo stesso carcere dove Liliana Segre fu reclusa con suo padre per 40 giorni prima della deportazione ad Auschwitz.
Un'altra mattina dedicata alla memoria e alla testimonianza e un'altra occasione per sentire raccontare da Liliana Segre come i detenuti comuni del carcere al momento della partenza sui vagoni blindati furono le ultime persone ad esprimere solidarietà ai deportati e a compiere gesti di umanità prima dell'incontro con i prigionieri francesi 15 mesi più tardi. In quel lungo periodo "incontrammo solo mostri".

(le foto sono di Andrea Cherchi)